
|
CORSICA STORIA LINGUA CIBO MUSICA "HOME" |
"Le isole fanno parte dei continenti ma la Corsica vive decisamente a parte.
La vera Corsica non appartiene al perimetro delle coste che stanno a guardare - pacate - le torri genovesi. Le insenature, i golfi, le interminabili spiagge hanno si dello charme, ma l'autenticità si trova nell'entroterra, là dove si stendono i castagneti, là dove si ergono le montagne, dove i villaggi si aggrappano alla terra per non diventare deserto. E dire che le risa hanno rimbalzato sui muri di granito di queste case, oggi, abbandonate. Polyphonies d'absence... La sorte delle isole non é sempre favorevole come in questo caso, la maggior parte di esse sono aride. La Corsica resta,durante tutto l'anno, una distesa di verde. La temperatura é spesso clemente, al punto tale che la primavera viene a passarci l'inverno e, l'una temperandone all'altro, la dolcezza perduta. Cinarca, Balagne, Agriates, Cap corse, Castagniccia, Casinca, Fiumorbo, a sorvolare mentalmente queste regioni, con la traiettoria di una lancetta d'orologio, i paesaggi scorrono separati al centro dalle vette delle montagne. Chi vuole ridurre la Corsica ad una cartolina postale sbaglia misura. Spesso rudi, i colpi di freddo mordente, coniugati a delle calure implacabili, hanno reso la montagna severa ed il mare smaltato di blu o spumeggiante quando l'inverno la scuote, cosi gli isolani si rinchiudono nelle loro case.
L'îsola é adatta a coloro che hanno lo spirito vivo. Impossibile riuscire a vedere tutto, anche se ci si affida ad una guida che vi indichi, tramite una stella, i luoghi più salienti. Impossibile a vedere tutto davvero. Pertanto, impregnatevi di Corte, questa metafora di potere, portatevi sino a Tralonca. Guardate, lontano, il mare da Capo Rosso. Arrivati a Capo corso, questa passerella marina, potrete meditare come dei vecchi saggi, seduti sui muretti, chi ama la filosofia perché essa é la voluttà del pensare. Guardate Centuri, guardate Sant'Antonino nella Balagne dove crescono gli oliveti, e Bonifacio, questo luogo dove finisce la terra.., e Sartène, e Porto-Vecchio, e Girolata, e le disseminate cappelle romane, i picchi offensivi di Bavella, e la spiaggia ineccepibile d'Arone, vicino Piana... Finisco qui la mia lista, ci vorrebbe una antologia per fare il giro di questi musei immaginari dei quali porto in seno ogni pietra, ogni albero. Solcatela il più possibile, quest'isola... E vero, ve lo consento, "bisogna guadagnarsela", la Corsica, resistere alle strade tortuose, ai sentieri per capre, ai pendii scoscesi, ai precipizi senza fine, giunti alla fine del cammino, rispettatela, perché se essa dimora ancora intatta, é merito dei numerosi abitanti che si sono battuti e continuano a battersi per preservarla, affinché essa resti quel capolavoro di natura sorta dal Mediterraneo e che porta il nome che gli si addice: Corsica ." Jérôme Camilly Giornalista-Scrittore MENU'
STORIA La traccia umana più antica dell'isola è lo scheletro di una donna di circa 30 anni, ribattezzata come la "Dama di Bonifacio", risalente al 6.570 a.C. Intorno al 3.000 a.C. i Corsi costruivano templi, tombe, i dolmen, i menhir, che oggi possiamo ammirare nella zona di Palaggiu, dove oltre 200 monoliti si ergono alineati nel magnifico contesto naturale corso. Nei secoli successivi gli abitanti videro sbarcare sulle proprie coste i Greci della città di Focea (Asia minore), che fondarono Aléria, e poi gli Etruschi, e i Cartaginesi, fino al 225 a.C., anno in cui arrivarono i Romani. Questi ultimi impiegarono più di 100 anni per conquistare l’isola, ma stanziandosi per lo più nelle zone costiere, in quanto i Corsi restarono, indomabili, assediati sulle montagne.
Per più di 700 anni questa situazione di convivenza tra Romani e Corsi permise lo sviluppo di città come Aléria e Mariana, e contemporaneamente lasciò immutate le condizioni delle zone più interne dell’isola. Dal 456 a.C. la Corsica vide e subì le invasioni dei popoli invasori conosciuti da molti altri paesi europei: Vandali, Goti, Bizantini, Longobardi, Franchi, Saraceni. E proprio i Saraceni (o Mori) vennero cacciati dall’isola nel IX secolo, lasciando l’isola in balia dei signori locali (per lo più forestieri), le quali brame di potere vennero presto a scontrarsi con gli interessi dei clan isolani. Si innescò quindi una serie di vendette e scontri intestini, che portò all’esigenza di un intervento esterno, richiesto dagli stessi Corsi, da parte del Papa. La soluzione fu trovata: la Corsica divenne parte del Vescovato di Pisa, un potere non invasivo che permise all’isola di vivere un periodo prospero, pacifico e con una forte impronta cristiana. Era i tempo delle città marinare, e nel 1.284 Pisa venne sconfitta dalla flotta di Genova, di conseguenza la Corsica passò sotto il dominio Genovese. Per molti secoli l’isola cercò vanamente di riconquistare l’indipendenza Un nuovo periodo di sviluppo seguì nel 1.453 quando il banco di S.Giorgio “affittò” l’isola, per crediti non riscossi nei confronti di Genova, e ne sponsorizzò la crescita, fortificando città (Bastia, Bonifacio, Calvi), costruendo castelli e torri (le onnipresenti torri Genovesi), trasformando l’isola in un forte votato all’inespugnabilità.
Il decadimento di Genova portò ad una conquista “temporanea” da parte della Francia di Enrico II, ma l’isola venne subito riconcessa a Genova, la quale diede il via ad un periodo di forte repressione, segnato da ribellioni; nel 1.735 fu addirittura proclamata l’indipendenza dell’isola, sotto la guida del tedesco Teodoro I, incoronato come “Re di Corsica”. Dopo un embargo promosso da Genova e dalla Francia la dominazione Genovese venne però ripristinata. Fu un Corso, Pasquale Paoli, eletto capo della resistenza nel 1.755, a creare la vera “Nazione Corsa”. “U babbu di a Patria” scrisse una costituzione e regalò all’isola 13 anni di indipendenza. La costituzione di Paoli fu in seguito presa da modello per quella degli Stati Uniti d’America. Nel 1.768 Genova diede in pegno la Corsica alla Francia di Luigi XV, il quale annettè in modo definitivo l’isola alla nazione Francese. Negli anni successivi il movimento dei Polisti lottò vanamente per la rivoluzione, e vantò tra le sue fila anche il giovane Buonaparte Carlo Maria, che però si trasformò ben presto in un collaborazionista dei francesi. Nella storia europea questo giovane fu in seguito conosciuto come Napoleone Bonaparte, imperatore di Francia. Dopo diversi anni di dominazione Francese, la grande guerra (‘15-’18) trascinò l’isola in una povertà estrema, portando molti isolani all’emigrazione (soprattutto verso Sud America e Francia), mentre durante la seconda guerra mondiale, la Corsica venne occupata da Mussolini, occupazione che terminò con la caduta del regime Nazi-Fascista in Europa. MENU'
LINGUA La lingua è uno dei valori fondamentali della cultura corsa e un forte simbolo del movimento nazionalista locale. In Corsica la lingua ufficiale è il francese ma si parla anche diffusamente l 'italiano e molti anziani, ma anche diversi giovani, parlano corso (corsu) nelle situazioni di vita quotidiana. Oggi l 'insegnamento del corso è obbligatorio in tutte le scuole pubbliche, dalle elementari all 'universit à, e il riconoscimento della lingua corsa fa parte della strategia di rilassamento dei rapporti perseguita dalla politica del governo francese, che ha ultimamente concesso alla Corsica una maggiore autonomia. Un significativo passo in avanti dal tempo in cui nelle scuole corse erano affissi cartelli che recitavano: 'Il est interdit de cracher par terre et de parler corse' ( è proibito sputare per terra e parlare corso).
CIBO La Corsica ha una notevole ed elaborata tradizione culinaria: è noto che i corsi vanno molto fieri del loro cibo e del loro vino. Sull 'isola scarseggiano i fast food e molti commerci chiudono rigorosamente tra le 14 e le 15 per permettere a chi vi lavora di consumare un vero pasto. Uno dei modi migliori per entrare nel vivo della cultura corsa, quindi, è cenare con specialit à locali: se le porzioni non sono particolarmente abbondanti, la scelta dei piatti è invece molto ricca. I pasti principali sono sempre accompagnati da un goccio di vino. I piatti corsi sono principalmente composti da charcuterie regionale (salumi), castagne, carne di maiale e cinghiale, frutti di mare di produzione locale e brocciu (formaggio fresco di capra o pecora). Il sapore originale dei salumi corsi è dovuto all 'alimentazione (ghiande e castagne) dei 45.000 maiali che vivono sull 'isola in stato di semi-libert à. MENU' MUSICA Le manifestazioni culturali della Corsica sono varie e interessanti. L 'ammaliante musica polifonica corsa è in piena rinascita ed è celebrata ogni anno in diversi festival. La forma pi ù conosciuta è la paghjella, nella quale tre o quattro voci maschili cantano in polifonia testi che vanno dalla satira alla conquista amorosa. Numerose forme sono cantate anche dalle donne. La polifonia moderna corsa ha adattato molte storie trasmesse dalla tradizione orale ma sull 'isola non vi è mai stata una letteratura epica di rilievo, forse perch É la lingua corsa scritta esiste da poco meno di un secolo. Oggi, la lingua letteraria è il francese, e i viaggiatori interessati troveranno nelle librerie una vasta scelta di letteratura corsa. MENU' |
|---|