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SALENTO
Settembre 2005



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Il Salento è una lingua di terra fra due mari, lo Ionio occidentale e l'Adriatico meridionale, con coste dalle alte falesie, fiordi bellissimi, calette nascoste, scogliere basse e pescose, lunghe ed interminabili spiagge ed un mare limpido e trasparente. La cosiddetta Terra d’Otranto è una terra antica, testimonianza ne sono i graffiti e le pitture fatte con guano di pipistrello e con ocra, simboli misterici di iniziazione ad una religione legata agli antri bui e nascosti del territorio. Ritrovamenti sono stati fatti presso le grotte marine della Zinzulusa, Romanelli, del Cavallo, di Santa Cesarea Terme e di Porto Badisco. In particolar modo la Grotta dei Cervi, di origine carsica, era stata rifugio dell'uomo preistorico nel Salento durante il periodo Neolitico.

L’estremo sud della penisola pugliese, è una sorta di penisola nella penisola. La terra del Salento è come un balcone affacciato sul mar Mediterraneo, non omogenea da un punto di vista antropologico, linguisticamente un po’ greca e un po’ latina. Disseminata di piccoli centri poco sviluppati che orbitano intorno ad alcune cittadine di dimensioni relativamente grandi come Nardò, Otranto, Gallipoli e Galatina. In passato la costa era sempre minacciata dallo sbarco di Arabi e corsari, il cui scopo era quello di saccheggiare e distruggere. Cuore aristocratico e pulsante è Lecce, una realtà colta creata dalla classe dirigente arricchitasi con la terra. La storia del Salento è sempre stata fortemente legata all’Oriente, il Salento è l’area più orientale di Italia, il faro della Palacìa, ad Otranto è più ad est di quanto lo sia Varsavia in Polonia. La leggenda vuole che siano stati i Cretesi a fondare Lecce. Il territorio della Provincia di Lecce è disseminato di Dolmen, Menhir e Menanthol, si tratta di costruzioni megalitiche di origine indoeuropea, durante l’età del Bronzo la penisola salentine fu infatti abitata da popolazioni indoeuropee giunte fino al sud attraversando le Alpi e proseguendo lungo la dorsale adriatica. Al V secolo a.C. risale l’arrivo dei Messapi che provenivano probabilmente dalle coste dalmate, avevano un grado di civiltà molto alto, e si integrarono con le popolazioni di origine greca assimilando parte della loro cultura, pur rimanendo indipendenti con le loro città-stato pronte a federarsi contro i nemici comuni. Quello dei Messapi era un popolo dedito all'agricoltura, all'allevamento dei cavalli ed all'artigianato della ceramica. Essi diedero un impulso alla costruzione di città con imponenti cinte murarie. Precedentemente anche i Greci, nel VII sec. a.C., avevano fondato città fortezze come Otranto, Taranto e Gallipoli. In merito alla presenza dei Greci nel Salento occorre annoverare la presenza, tutt’oggi, di una isola linguistica denominata Grecìa Salentina. Questa area ellenofona è situata nella provincia di Lecce, nel cuore del Salento, a sud est della penisola salentina, è una delle minoranze riconosciute di cui consta la nostra nazione. Ha origini molto antiche, c'è chi pone le origini dell'area grica nel periodo bizantino, chi invece, anticipa la nascita al periodo magnogreco. La minoranza etnico-linguistica della Grecìa salentina comprende oggi nove comuni: Calimera, Castrignano dei Greci, Corigliano d'Otranto, Martano, Martignano, Melpignano, Soleto, Sternatìa e Zollino.
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Dopo la guerra tarantina, il Salento diventò provincia romana dal punto di vista amministrativo, ma non culturale. Per il Salento il periodo precedente alla conquista dei Romani era stato molto prospero e ricco con una civiltà superiore a qualsiasi altro popolo italico di quel tempo. Gli stessi romani, conquistando il Salento, scoprirono il gusto dell’arte che si manifestava attraverso la poesia (uno dei più grandi scrittori e poeti di Roma fu Quinto Ennio nato nella Messapica Rudiae, città alle porte di Lecce di cui oggi rimangono i resti archeologici, Virgilio invece visse e morì a Brindisi), la scultura, la pittura: i `barbari` romani avevano conquistato una terra allora già ricca di cultura, arte e storia. Dopo la caduta dell’impero romano d’occidente, il Salento subisce le dominazioni dei bizantini e dei normanni che, con Federico II, portarono la regione ad essere nuovamente centro del mondo. Con gli Svevi incominciò un lungo periodo di declino che proseguì con gli Angioini, gli Aragonesi, e con il governo vicereale spagnolo che portò nuovi sacrifici a questa terra di confine. La penisola venne costellata da una lunga serie di saccheggi e distruzioni provenienti perlopiù dal mare come testimonia il terribile martirio della città di Otranto ad opera di Acmet Pascià. Il sacco di Otranto è una delle pagine più gravi della storia del Salento. La cittadinanza idruntina cercò di resistere ai Turchi e non accettò di abiurare a favore dell’Islam, per questo il condottiero Turco fece decapitare gli ottocento martiri i cui resti sono ancora visibili nella cattedrale della cittadina costiera.

Proprio da quel momento in poi, era il 1500, Carlo V e gli Spagnoli fecero erigere un sistema di torri di guardia costiere. Nello stesso periodo Lecce divenne una delle città più belle ed importanti del periodo, cuore pulsante delle attività culturali ed artistiche, cominciò ad attrarre nobili e studiosi, ebbe un impulso la corrente artistico architettonica del barocco che ancora oggi si può ammirare a Lecce e nel resto dell’entroterra salentino. Dopo le tristi vicende dell’ultima guerra mondiale comincia lentamente la ripresa economica grazie alla forza d’animo degli abitanti che negli ultimi anni hanno persino dato accoglienza ai popoli balcanici in fuga dimostrandosi degni, come qualcuno ha proposto, del premio Nobel per la pace.
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S. Maria di Leuca nel corso del tempo ha assunto diversi nomi: Erodoto la chiamava “Promontorio Iapigio” in quanto situata sul Capo Iapigio; Varrone, “Uria”, in relazione alle sue origini; Ovidio tenendo conto del fatto che era il primo porto che si incontrava venendo dalla Grecia gli attribuì il nome di “Sibari”; ed in fine Orazio e Strabone la chiamarono “Leuca” in quanto, secondo la geografia omerica, posta ad Ovest della Grecia e quindi alba o illuminata dal sole. L’attuale nome, S. Maria di Leuca, ha origini diverse. Leuca deriva dal greco Leukòs che vuol dire bianco,toponimo molto frequente in Oriente dato che l’isola di S. Maura sullo Ionio una volta veniva chiamata Leucade. Il motivo che può aver spinto i nostri avi a ricorrere a tale aggettivo non è certo. Può aver influito il colore delle abitazioni o l’effetto del sole che illuminava quelle terre di primo mattino,soprattutto per chi venendo da est aveva il sole alle spalle, o ancora la schiuma del mare che sbattendosi continuamente sulle coste lasciava dietro di sé questo biancore. Per quanto riguarda l’altra parte del nome la sua origine è cristiana. La leggenda infatti vuole che proprio nello stesso luogo in cui si trova oggi il Santuario un tempo sorgesse un tempio dedicato alla dea Minerva, e che tale tempio cadde in frantumi all’apparire di S. Pietro che venendo dall’Oriente e diretto a Roma per predicare la parola di Dio, sbarcò proprio in questo punto della penisola Italica. A conferma di ciò vi è una lapide all’ingresso del Santuario datata 43 d.C. che conferma il passaggio dal paganesimo al cristianesimo, ed una serie di tradizioni popolari di cui una afferma che venendo da Gagliano del Capo al bivio per Leuca, vicino ad una masseria vi sia un antico pilastro votivo sul quale vi è l’usanza di lasciare un sasso, in ricordo della visita effettuata al Santuario. Ebbene secondo la tradizione proprio in questo punto si riposò S. Pietro prima di riprendere il suo cammino. Un’altra leggenda tramandata nei secoli vuole che nei pressi di Giuliano vi sia un pozzo che tramanda da allora la voce che il Santo si sia fermato per dissetarsi. MENU'

Le torri di avvistamento e di segnalazione, innalzate nel tardo Cinquecento (più antica, a Leverano, la torre federiciana del XIII secolo, mentre a Lecce sono visibili le torri cilindriche di Belloluogo e del Parco, rispettivamente del XIV e del XV secolo), sono, nella loro severa essenzialità, dei veri e propri gioielli di edilizia militare che connotano fortemente le coste salentine. Il turista potrà incontrarle in ogni luogo, e sarà sempre una gradita sorpresa ammirarle in controluce, quando il sole muore dentro il mare, a suggello di una storia che, da queste parti, è stata storia di vele corsare, di guerre, di tradimenti e di sconfitte. Maestose quelle che spiccano sulla costa bassa dell’alto Adriatico, da Torre Specchiolla a Torre Rinalda, da Torre Chianca ai ruderi di Torre Veneri, da Torre Specchia Ruggeri (Vernole) a San Foca e a Torre dell’Orso, da Torre Santo Stefano alla Torre del Serpe, entrambe nel territorio di Otranto, da Torre Sant’Emiliano alla Torre di Minervino (che domina l’insenatura di Porto Badisco), dalle torri di Diso, di Andrano, di Tricase, di Tiggiano e di Alessano alla torre dell’Omo Morto, che resiste impavida a Leuca, per passare alle torri ioniche, partendo da Torre Vado, incombente sul porto, Torre Pali quasi naufraga in mezzo al mare, Torre Mozza e San Giovanni (Ugento), Torre Suda (Racale), la gallipolina Torre Sabea, la spettacolare Torre delle Quattro Colonne e la solenne Torre dell’Alto a Nardò, arroccata su di un incantevole promontorio dal quale domina lo spettacolo di una costa che si perde a vista d’occhio, per finire, ancora in territorio neretino, con Torre Sant’Isidoro e Torre Squillace, in contatto visivo, più a nord, con le torri di Porto Cesareo.
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DOLMEN
La parola dolmen deriva dall’antico bretone tol o tuol (tavola) e men (pietra). Si tratta di un monumento megalitico preistorico (i primi dolmen risalgono al IV millennio avanti Cristo) costituito da pietre fitte che sostengono una grande lastra di copertura, tanto da formare un ambiente ad uso per lo più sepolcrale. Il territorio pugliese è regolarmente punteggiato da queste testimonianze megalitiche, ma tre sono le zone in cui i dolmen si incontrano con più frequenza: la costa barese e il tarantino, dove si è sviluppata la tipologia del dolmen "a galleria" realizzato con grandi lastre, che può presentare delle divisioni all’interno della camera sepolcrale e il Salento dove si trovano strutture di più modeste dimensioni. Da segnalare due dolmen nel territorio di Salve, ubicati nella marina di Pescoluse, a poca distanza dalla litoranea Gallipoli-S. Maria di Leuca. Nel primo, del quale non si hanno più notizie da diversi anni, sono stati rinvenuti frammenti di ossidiana, pezzi di ceramica e ossa umane (fatto piuttosto raro e quindi della massima importanza); il secondo, conosciuto come dolmen ”Argentina”, è un dolmen semi-ipogèo che presenta una camera scavata nella roccia destinata a sepoltura e un ingresso megalitico. Degni di nota sono anche il dolmen Placa (dal greco plaka – lastra di pietra), tra Calimera e Melendugno e il dolmen Scusi a Minervino di Lecce.
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LU SCARPARU
Luna d'argentu quante cose viti
quandu la notte sula sula stai,
de tanti nnamuràti senti li cridi
e de li cori ngannàti lemanti e guai.
Dilli a sta tiranna brutta senza core
quantu bene lu Palla li ulìa,
se ne parli nu picca de l'amore
ca am piettu brusciare se sentìà.

E mò pè nnu scarparu cu collu e bastuncìnu
lu càngia senza scrupuli lu poveru Pallinu.
Ci lu vidi comu chiantèddha ssittatu alla cancèddha,
prima sputa e poi la mpizza ma lu spacu tuttu rrizzà.

Lu core sou è comu na funtàna
ca mina forte forte ogni momentu,
ma ogni criatura stia luntana
ca cu l'acqua iddha dispensa lu tradimentu:
Fòre frisca, beddha comu na rosa,
ma largu sia ci ncucchia quarchèdunu,
quiddhu ca la pròa nu riposa
cull'acqua n'ha ngànnatu chiui de unu.

Ci lu vidi comu chiantèddha ssittatu alla cancèddha,
prima sputa e poi la mpizza ma lu spacu tuttu rrizzà.
lu ceddhu ca t'amau cchiùi nu torna beddha mia,
de la caggia te scappàu, mo te vide e cangia via.

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Il raccordo con la preistoria è tutto al femminile: da una parte le splendide e feconde Veneri di Parabita, le grandi madri dai pronunciati attributi materni, scolpite in osso, risalenti a 15.000 anni fa e attualmente conservate in calco presso il Museo Civico di Paleontologia e Paletnologia di Maglie, insieme con un eccezionale repertorio di resti fossili rappresentativi della fauna preistorica del Salento; dall’altra, sulla sponda adriatica, la neolitica Grotta dei Cervi, a Porto Badisco, uno dei più imponenti monumenti d’arte pittorica rupestre d’Europa, con oltre 3.000 pittogrammmi in ocra e guano di pipistrello, caratterizzato da un criterio narrativo di intenso movimento: danze, scene di caccia ai cervidi, figure geometriche e sciamani, e, a ridosso di Castro, la Grotta Romanelli, stazione per eccellenza dell’uomo paleolitico in Italia, con i primi graffiti pugliesi rivelatori di una mitologia fondata sul simbolismo sessuale, e la Grotta Zinzulusa, ricca di un fantastico proscenio di stalattiti e di stalagmiti, accessibile da un dirupo attrezzato e dal mare. Più a Sud, invece, nel Capo di Leuca, le caverne antelucane: la Grotta Tre Porte, con i resti dell’uomo di Neanderthal e di fauna africana, come il rinoceronte, la Grotta dell’Elefante e la Grotta dei Giganti, dove sono stati rinvenuti ossa e denti di pachidermi, e la Grotta del Diavolo, che ha restituito focolari, utensili e ceramiche del Neolitico, grotte marine spesso raggiungibili anche da terra e memoria ancestrale di questo lembo estremo della penisola, rifugio incontrastato del rarissimo fiordaliso salentino e del falco pellegrino. Costa selvaggia butterata da decine di grotte, con giochi di colori e di riflessi irripetibili, da Punta Ristola fino alla Baia di Uluzzo, nel versante ionico, dove ai margini del Parco di Portoselvaggio si aprono la Grotta del Cavallo e la Grotta di Uluzzo, con depositi e manufatti paleo-litici e resti di grandi mammiferi. MENU'

MENHIR NEL SALENTO
I menhir sono blocchi di pietra grezza di sezione rettangolare (più rari quelli a sezione quadrata), alti da 1, 5 a 5-6 metri e infissi nel terreno per circa 1 metro. Alcuni storici fanno risalire l’origine dei menhir all’Età del Ferro, altri invece ad un’epoca più recente. Diffusosi tra III e II millennio avanti Cristo nell’Europa del Nord (Francia e isole britanniche), il menhir sembra sia stato utilizzato nel Salento in epoca romana come arcaico segnale stradale, visto che si trova spesso in corrispondenza di quelli che erano gli incroci e i più importanti tracciati viari del tempo. Indubbia rimane in ogni caso la loro fortissima valenza religiosa e culturale, tanto che il Cristianesimo ha sovrapposto i propri simboli rituali a queste testimonianze di culti pagani; è possibile infatti trovare tracce di croci che sono state incise sulle facce questi megaliti. I menhir salentini sono molto numerosi e sparsi sul territorio, quindi se ne possono individuare un discreto numero semplicemente facendo una passeggiata per le vie di campagna o aguzzando lo sguardo ai bordi delle strade. Una leggenda vuole che sotto i menhir siano custoditi favolosi tesori per impossessarsi dei quali è indispensabile seguire questo rituale: a mezzanotte due persone devono appoggiarsi con le spalle alle pareti del monolite il quale, sollevandosi da terra, schiaccerebbe uno dei due, quello con l’animo meno puro; al sopravvissuto spetterebbe poi la lauta ricompensa.
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LE SPECCHIE NEL SALENTO
Il toponimo specchia deriva dal latino speculum, usato per indicare un punto di avvistamento. In Puglia si dicono specchie i cumuli di pietrame delle più svariate origini, ma particolare attenzione meritano le piccole specchie, il cui tumulo ha un diametro tra i 10 e i 15 metri e un’altezza di circa 4 e che custodiscono al loro interno dolmen con funzione tombale e le grandi specchie che raggiungono un’altezza compresa tra 10 e 15 metri, ma al cui interno non custodiscono nulla. Le grandi specchie sono presenti per lo più vicino alla costa e sono collocate su delle alture in modo tale da avere una visuale privilegiata, per tenere costantemente sotto controllo il litorale e il mare. Nel territorio di Salve sono presenti tre specchie che alcuni storici fanno risalire addirittura al Neolitico; si tratta della specchia Cantoro, della specchia Spriculizzi e della specchia Cucuruzzi o dei Fersini, la più imponente e sicuramente la più antica delle tre. Degna di attenzione è la Specchia dei Mori (Segla u demonìu), nei pressi di Martano, che da un’altura domina la pianura che si estende fino alla costa adriatica; lo stesso nome ne ricorda l’importanza assunta nella difesa del territorio. L’antica via romana Traiano-Calabra, che univa Brindisi a Otranto, passa nelle vicinanze di questa grande specchia e la presenza di vasellame e punte di frecce di epoche diverse nel terreno circostante, ricorda come questa specchia sia qui da sempre, per controllare quel mare fonte di ricchezza, ma anche portatore di pericoli e paure.
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EVENTI
Fra gli eventi di particolare rilevanza si citano: la Focàra di Sant’Antonio a Novoli, il 17 Gennaio, per i festeggiamenti in onore del Santo Patrono; la processione del Venerdì Santo a Gallipoli; la danza delle tarantate che si svolge il 29 Giugno, presso il Santuario di S. Paolo a Galatina; la Sagra della municeddha (Sagra della lumaca) a Cannole, dall’11 al 13 Agosto; la Notte di San Rocco con tamburelli, pizzica e ballate a Torre Paduli (fraz. di Ruffano), la notte tra il 15 ed il 16 Agosto; la Festa dellu mieru (festa del vino) a Carpignano Salentino, dall’1 al 3 Settembre; la Sagra della volìa cazzata (Sagra dell’oliva schiacciata) a Martano, la 2a/3a decade di ottobre; il monumentale Presepe Vivente di Tricase sul Monte Orco.
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PIZZICA TARANTATA
Si tratta di una danza terapeutica che ha origine nell’antichissimo rito di guarigione delle tarantate, durante la messa-esorcismo del 29 giugno che si svolgeva e tuttora si svolge, presso la cappella di San Paolo a Galatina, santo protettore di tutti coloro i quali sono morsi da animali velenosi. L’esorcismo poteva in ogni caso svolgersi anche in privato, tra le mura domestiche, con l’ausilio di tamburelli, violini, armoniche a bocca e altri strumenti musicali. La paziente (tarantata) ballava per ore in preda all’epilessia causata dal veleno, fino a quando stremata, stramazzava al suolo priva di sensi, potendo così riposare temporaneamente; il tormento del veleno non era infatti finito e puntualmente si faceva sentire al sopraggiungere dell’estate successiva. Per decenni non si è più parlato di tarantate e riti di esorcismo; considerate come sinonimo di arretratezza e vergogna, sono state rimosse e dimenticate. Oggi il tarantismo è in sostanza scomparso; resta solo un ricchissimo bagaglio culturale fatto di canti, leggende, musica e parole che sono stati riscoperti ed “esportati” nel resto d’Italia e fuori nazione.
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PIZZICA DE CORE
La pizzica de core rappresenta i sentimenti d’amore, erotismo e passione nel rito di corteggiamento tra un uomo e una donna. Alcune cronache del XIX sec. descrivono questa danza sfrenata, variante della pizzica tarantata: una donna balla al ritmo frenetico dei tamburelli e violini sventolando un fazzoletto rosso, il colore della passione, con il quale invita a ballare colui che il capriccio le indica. Stanca di questo compagno, ne invita un altro e un altro ancora a suo piacimento, donando il fazzoletto solo a colui che sarà stato in grado di rapirle il cuore assecondando ogni suo desiderio, ogni sua fantasia.
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DANZA DELLE SPADE
Questa originale forma di danza deriva quasi certamente dai duelli rusticani, che si tenevano quando l’onore e l’orgoglio erano stati feriti e messi in discussione, quando le faide tra famiglie insanguinavano i paesi, ma si tenevano anche in occasione di fiere e mercati. Furono molto probabilmente gli zingari, quando gestivano il mercato del bestiame, ad innestare sul ritmo della pizzica questa sorta di danza-scherma che, combattuta in origine con armi affilatissime, ha poi perso il suo carattere sanguinario e violento e i coltelli sono stati sostituiti dal dito indice e dal dito medio protesi come una lama. I movimenti di questa danza simulano proprio un duello con tanto di provocazioni e attacchi, affondi e difese. La danza delle spade si può ammirare dal tramonto del 15 agosto all’alba del 16 di fronte al santuario di San Rocco a Torrepaduli, frazione di Ruffano. Attorno ai duellanti, la gente un tempo inorridita è stata sostituita da turisti e curiosi che danzano, cantano, battono le mani e, all’occasione, si sfidano all’ultimo…ballo.
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OTRANTO
Otranto si trova nel punto piu’ a oriente, in fondo al tacco dello ‘stivale’, abbracciata da una piccolissima baia e nascosta da km di pinete e vegetazione mediterranea . La cittadina, prosegue verso sud innalzandosi leggermente, offrendo un gioco di piccole insenature. La più grande e' Sant’ Andrea che segna il confine con il territorio comunale di Otranto. Da qui notevoli sono i faraglioni e le calette, come la Specchiulla, che ci porta a Frassanito e alle lunghe splendide spiagge bianche degli Alimini. Qui la pineta e la macchia mediterranea si arrampicano rigogliose fin sulle altissime dune. La costa di Otranto e' sabbiosa, caratterizzata da una piccola spiaggia di sabbia fine di color grigio chiaro. Piu' a nord e piu' a sud invece la costa Otrantina e' rocciosa. Il tratto di costa rocciosa verso sud non si interrompe per circa 60 km necessari per raggiungere Leuca.
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GALLIPOLI
Gallipoli e’ una delle poche citta' meridionali che esercitano un fascino irresistibile. E’ una località di mare che si affaccia sul litorale Ionico. Situata a 40 km da Lecce, 42 km da Leuca, e 44 km da Otranto. Il suo nome derivante dal greco Kale' polis "citta' bella" non poteva essere piu' appropriato. Gallipoli appare in un'atmosfera di magico incanto, e' una citta' di origine messapica e poi magno-greca che per la sua posizione geografica svolge da sempre un ruolo primario a livello militare e commerciale.
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LIDO MARINI
Lido Marini è una graziosa località di mare situata sul versante Ionico esattamente tra la bellissima Santa Maria di Leuca che dista circa 21 km e la meravigliosa Gallipoli distante circa 30 km; Lido Marini divide la propria area urbana tra il Comune di Ugento (distante 8 km) ed il Comune di Salve. Dista da Lecce circa 59 km.
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MARINA DI ALLISTE
Marina di Alliste, si presuppone sia stata fondata nell'alto medioevo dai profughi della frazione di Felline, distrutta poi dai saraceni, altri invece sostengono che siano stati addirittura gli islamici a dare origine al paese che prese corpo, tuttavia, nel periodo normanno. Il mare di Marina di Alliste presenta una costa prevalentemente bassa, di tipo roccioso caratterizzata dalla presenza di insenature in cui l’ acqua del mare raggiunge il metro d’ altezza. Per chi invece preferisce la spiaggia , può trovare dopo circa 5 km, equidistanti sia nord che a sud, dei litorali di spiaggia di sabbia molto fine e da un mare limpido ed invitante.
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MARINA DI ANDRANO
Marina di Andrano è una meta ambita per le sue risorse naturali, per il suo bellissimo mare e per la sua rigogliosa vegetazione tipicamente mediterranea. Marina di Andrano molto vicina a Castro, si colloca tra Otranto e Santa Maria di Leuca.
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MARINA DI NOVAGLIE
Marina di Novaglie fu anticamente scalo marittimo di Alessano, mentre oggi, si distingue per essere una delle località costiere del Salento rimaste quasi incontaminate, a dimostrazione infatti e’ il suo mare limpido e cristallino, la folta macchia mediterranea e le bellissime grotte naturali che fanno di Marina di Novaglie una meta ambita tra gli amanti del mare e della pesca. Molto conosciute a Marina di Novaglie sono la Grotta Azzurra, la Grotta del Presepio e la Grotta dell'Elefante. Situata tra Leuca e Castro.
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MARINA SERRA
Marina Serra è caratterizzata da un paesaggio con la presenza di rocce, fiordi, vegetazione tipicamente mediterranea , mare pulito e acque trasparenti. Marina Serra presenta ancora una scogliera alta con acqua limpida e cristallina. Elementi importanti di questo paesaggio sono il “Promontorio di Calino” che una volta giunti alla sua sommita’ prima di continuare la litoranea Novaglie, Leuca, e molto bello e suggestivo fermarsi ed ammirare il rinomato Belvedere, balcone naturale che si affaccia sul mare e permette una visuale panoramica della costa fino alle marine di Andrano e di Castro, “la Grotta Matrona” e “la Grotta Palane” dove più a est di essa, si trova una grotta con sorgenti di acqua dolce e viene chiamata: “Acqua Viva”.
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TORRE SAN GIOVANNI
Caratteristiche della Costa di Torre San Giovanni nel salento a Lecce in Puglia: La costa che caratterizza Torre San Giovanni e' variegata. Prendendo come punto di riferimento il suo piccolo porto, a nord, la costa e' caratterizzata da scogli prevalentemente bassi, di origine vulcanica che garantiscono facile accesso al mare, mentre a sud, si aprono ampie distese di spiaggia di sabbia bianca e fine dove la rigogliosa vegetazione tipicamente mediterranea con alberi, arbusti ed il profumatissimo pino marittimo fanno da contrasto alla sua spiaggia e al suo mare. In prossimita' di Torre San Giovanni si trovano delle piccole isolette dal facile approdo, dove il mare cristallino ed i fondali prevalentemente bassi invitano chiunque a provarlo.
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SANTA CESAREA TERME
Santa Cesarea Terme e' importante non solo per la sua posizione ma soprattutto per la presenza di acque sulfuree e fanghi che ha reso questa localita' assai rinomata per le cure termali, praticate sul posto sin dal lontano II sec. a.c. Il paese di Santa Cesarea Terme, sorto nel secolo scorso, grazie alle sue risorse turistico terapeutiche, vanta un ambiente suggestivo per le sue coste rocciose, ricche grotte, tra le quali e' nota la Zinzulusa, dove si sono formate stalattiti e stalagmiti e dove l'uomo preistorico ha lasciato tracce di se'. Altre grotte di notevole interesse sono la Rotondella, la Piccionaia e la Romanelli.
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TORRE LAPILLO
Torre Lapillo e' da sempre una localita’ di mare molto frequentata dai turisti e gente del posto per lo splendore e la purezza del suo mare e per le distese di spiaggia di sabbia bianca resa sottilissima dalla continua erosione atmosferica, e vivacizzata dalla presenza dei bellissimi ginepri arborei che costeggiano le spiagge e il mare. Torre Lapillo e' conosciuta soprattutto per la bellissima spiaggia di Riva degli Angeli, una lunga distesa di spiaggia di sabbia, chiusa da alte dune che sembrano farle da cornice.
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TORRE PALI
Anche Torre Pali come altre localita' costiere prende la sua denominazione dalla presenza di una Torre costiera, costruita in eta' medievale al fine di avvistare e prevenire le irruzioni dall'esterno. Pur essendo piccola e fuori dalla vita mondana rispetto ad altre localita'. Il mare di Torre Pali, e’ caratterizzato per la maggior parte da spiaggia di sabbia fine, ma avvicinandosi verso Lido Marini, si nota la presenza di scogli di bassa altezza che se per un verso minacciano i navigatori, dall'altro sono la gioia di sub e appassionati dei fondali popolati da tantissimi tipi di pesci e razze marine tra cui cernie, polpi e coralli.
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TORRE VADO
Torre Vado e’ una suggestiva localita' di mare, situata sul versante Ionico a soli 6 km da Santa Maria di Leuca, 38 km da Gallipoli e 67 km da Lecce. Torre Vado e’ una marina del Comune di Morciano di Leuca, prende il nome dall'antica Torre saracena costruita nel 1500 dagli spagnoli. Sembra infatti che la sua denominazione derivi dal latino 'vadum' ovvero 'guado' data la presenza di un caratteristico approdo naturale situato nei pressi della Torre. Il mare di Torre Vado e' caratterizzato da costa bassa e sabbiosa che degrada dolcemente nel mare e si alterna a tratti di scogli bassi, agevolando cosi i bagnanti, suggestivi anfratti, calette e strapiombi, per finire con estesi arenili. Le spiagge di Torre Vado, offrono inoltre un affascinante contrasto tra il bianco della sabbia e l'intenso blu del mare.
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CUCINA TIPICA
La cucina tipica salentina è umile e povera, ma molto nutriente e ricca di sapori, specchio delle tante dominazioni che si sono avvicendate in queste terre lasciando tracce indelebili nell’arte culinaria. La cucina salentina è poi quella tipica mediterranea che si arricchisce dei profumi e dei sapori del mare e della terra. Alcuni pasti hanno origini antichissime, come nel caso dei fichi secchi altamente energetici, che le massaie romane davano ai loro mariti, oppure la puccia e le uliate, pane condito con olive nere e volendo, anche con cipolle, pomodori e un pizzico di peperoncino. Come primi piatti, la pasta delle tagliatelle unita ai ceci diventa ciceri e tria, un piatto popolare ora molto apprezzato. Le tagliatelle ritorte e condite con sugo di pomodoro, formaggio ricotta e basilico, diventano le sagne ‘ncannulate che ricordano le colonne tortili delle decorazioni in stile barocco. Le orecchiette e i maccheroncini (minchiareddhri) sono poi un piatto molto apprezzato e genuino che, unito a verdure o carne, diventa anche molto gustoso. Come secondi piatti, la mancanza di grandi allevamenti ha favorito la fantasia delle massaie che si sono inventate saporite focacce di patate e ricotte ripiene di verdure (pitte). I turcinieddhri, involtini fatti con interiora di agnello e insaporiti con erbe, sono poi tra i piatti più antichi e caratteristici della cucina salentina.
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VINI
A rigor di legge si dovrà parlare dei vini a denominazione d’origine controllata (D.O.C.), classificati come vini di qualità, ma la produzione salentina annovera centinaia di migliaia di litri di produzione propria, non scevri dal gusto e dalla raffinatezza dei ”cugini nobili”. Il Salento è la regione del Negro Amaro, il vitigno più diffuso e antico, dal quale si ricavano tra i migliori rossi e rosati d’Italia, tanto da essere impiegato per la ”correzione” di vini extra regionali, conosciuti anche all’estero. L’Aleatico è un altro importante vitigno salentino dal quale si ricava un vino molto dolce, liquoroso, un vino da meditazione. Tuttavia, la propensione a privilegiare i vini da tavola sta portando ad un rapido declino dell’Aleatico, al punto che solo pochi estimatori continuano a dedicarsi a questo tipo di uve. La Malvasia Nera, la Malvasia Bianca e le uve da Primitivo, concludono questa rapida carrellata dei vitigni salentini dai quali si ricava quello che a buon diritto può definirsi il nèttare degli dei. L’unica denominazione d’origine controllata del Salento è il Leverano D. O. C. , un vino che nasce dal vitigno Negro Amaro che sposa le Malvasie Bianca e Nera. Il salento puo vantare oggi ben 8 vini a denominazione di origine controllata ( D.O.C. ) quali:
- ALEZIO DOC
- COPERTINO DOC
- GALATINA DOC
- LEVERANO DOC
- MATINO DOC
- NARDO' DOC
- SALICE SALENTINO DOC
- SQUINZANO DOC.
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ALEZIO
rosato, rosso: min. 80% Negroamaro, possono concorrere Malvasia nera di Lecce e/o Sangiovese, e/o Montepulciano max. 20%
COPERTINO
rosso: min. 70% Negroamaro, max. 30% Malvasia nera di Brindisi e/o Malvasia nera di Lecce e/o Montepulciano e/o Sangiovese (quest'ultimo non deve superare il 15%)



GALATINA
bianco, frizzante (min. 55% Chardonnay, possono concorrere altre uve a bacca bianca racc. e/o aut. per la provincia di Lecce max. 45%);
rosato (anche frizzante) e rosso (anche Novello) (min. 65% Negroamaro, possono concorrere altre uve a bacca nera racc. e/o aut. per la provincia di Lecce max. 35%);
monovarietale rosso Negroamaro (min. 85%, possono concorrere altre uve a bacca nera racc. e/o aut. per la provincia di Lecce max. 15%)
LEVERANO
bianco, passito, Vendemmia Tardiva (min. 50% Malvasia bianca, max. 40% Bombino bianco, possono concorrere altre uve a bacca bianca racc. e/o aut. per la provincia di Lecce max. 30%);
rosato, rosso (anche Novello) (min. 50% Negroamaro, max. 40% Malvasia nera di Lecce e/o Sangiovese e/o Montepulciano, possono concorrere altre uve a bacca nera racc. e/o aut. per la provincia di Lecce max. 30%);
monovarietale rosato e rosso Negro amaro o Negramaro (min. 85%, possono concorrere altre uve a bacca nera racc. e/o aut. per la provincia di Lecce max. 15%
MATINO
rosso: min. 70% Negroamaro, max. 30% Malvasia nera e/o Sangiovese
NARDO'
rosso: min. 80% Negroamaro, max. 20% Malvasia nera di Brindisi e/o di Lecce e/o Montepulciano
SALICE SALENTINO
bianco (min. 70% Chardonnay, possono concorrere altre uve a bacca bianca, non aromatiche, racc. e/o aut. per le province di Brindisi e Lecce max. 30%);
rosato, rosso (min. 80% Negroamaro, possono concorrere Malvasia nera di Lecce e/o di Brindisi max. 20%);
monovarietale rosso Aleatico (min. 85%, possono concorrere Negroamaro e/o Malvasia nera e/o Primitivo max. 15%)
SQUINZANO
rosso: min. 70% Negroamaro, max. 30% Malvasia nera di Brindisi e/o Malvasia nera di Lecce e/o Sangiovese, quest'ultimo max. 15%
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LEGGENDE
che storie e leggende. Bisogna percorrerlo lentamente, con il ritmo antico delle barche a remi, o con quello ventoso delle vele, per apprezzarlo. Dall'Adriatico, la tramontana ed il grecale, parente stretto del meltemi macedone, portano l'aria orientale e balcanica; dallo Ionio, lo scirocco, l'antico vento iapigio, parla del passato. Lo zefiro in Puglia si chiama iapigio, diceva Apuleio. I Greci prima, i romani poi, credettero che questo vento nascesse qui, dai promontorio lapigio che da Leuca porta ad Otranto e Gallipoli. La gioia di vedere, navigando da Leuca verso Ugento e Gallipoli il golfo di Taranto, la terra a loro più amica, era così grande che non mancavano mai di ripeterlo. La natura tra faraglioni, grotte e curiosi fenomeni carsici presta voce a leggende ancestrali. Così Ercole che scaraventò i Giganti Leuterni giù dal monte Olimpo presso il campus cumflagrationis per inseguirli ed ucciderli proprio nel promontorio japigio, nella terra dei Messapi, creando, dal corpo in dissoluzione dei giganti le acque sulfuree di Ugento, Leuca e Santa Cesarea. Solo quest'ultima possiede ancora delle terme attrezzate, forse perché qui una leggenda cristiana sostiene che Cesarea o Cisarìa fu inseguita dal padre, che non rispettava il suo voto di castità, la terra li inghiottì e dagli stivali del padre nacque lo zolfo della Gattulla. Gli infiniti riflessi di questa grotta invitano a seguirne le orme: da Otranto a Leuca una trama infinita di grotte e cavità s'insegue creando visioni a volte irreali. Ma la leggenda irrompe ancora prepotente: Diomede, stanco della guerra e di una moglie infedele, approdò proprio nel Salento, presso le rocce popolate, da al¬ora, dalle diomedee. Virgilio sognò l'approdo di Enea, Ercole ebbe anche il tempo di incontrare la Vecchia del masso di Giuggianello.
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LA LEGGENDA DEL PRINCIPE VECCHIO
Tanti secoli fa regnava a Tricase un principe tanto spietato e crudele che per un nonnulla faceva giustiziare quanti potevano disturbare la sua nobile vista. Questo principe veniva chiamato dai suoi sudditi "Principe Vecchio". Essendo perseguitato dalle richieste di alcuni contadini che volevano una chiesa nella zona dei SS Medici, il principe decise di chiedere aiuto al suo amico Diavolo con il quale instaurò un patto: il Diavolo avrebbe costruito in una sola notte la chiesa sfruttando l'energia malefica ed in cambio il principe, in quella stessa chiesa, avrebbe dovuto offrire un'ostia consacrata ad un caprone che rappresentava Satana. Lucifero non venne meno al patto e, costruita la chiesa in una sola notte, decise di regalare al principe anche un forziere di monete d'oro. Il principe tuttavia, nonostante tutta la sua malvagità, non ebbe il coraggio di sfidare Dio e non mantenne il patto prestabilito. Tutto ciò scatenò l'ira del re del Male che fece scoppiare un violento fortunale trascinando le campane della chiesa sul fondo del Canale del Rio. Ed e' proprio per questo motivo che durante le tempeste ancora oggi si sente il suono delle campane che giacciono in fondo al mare. Ancora furioso per essere stato raggirato, il Diavolo ritornò in chiesa e fece sparire i dipinti su tela e le sculture in pietra che adornavano l'altare. Il Principe non si preoccupò più di tanto dell'ira del diavolo, anzi corse a recuperare il forziere nel quale però, al posto dell'oro, trovò delle inutili monete di rame. Da quel giorno i cittadini di Tricase decisero di murare le entrate per evitare che lo Spirito del Male uscisse fuori dalla chiesa.
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